Terra! (Contemplazione prima di mangiare)

C’era una volta
non tanto tempo fa
questo cibo era terra.

Terra!
Come quella sulla quale abbiamo camminato poco fa:
polvere, piante, microorganismi e acqua
che fra poco diventeranno
le cellule del nostro corpo
le molecole delle nostre labbra che sorridono
le fibre dei nostri muscoli
i nervi che producono sensazioni
e il cervello che genera pensieri.

Dimmi, Terra:
dov’è il punto preciso
quando smetti di essere tu
e cominci ad essere me?

Questi denti che masticano
sono a loro volta terra.
Chi allora mangia chi?

Che possiamo mangiare in modo da nutrire la gratitudine, la pace e la compassione,
per il bene della terra e tutti i suoi volti.
Che possiamo imparare a vedere oltre l’illusione della separatezza
e riconoscere la nostra vera natura.

E’ verde, piccolo e fa felice. Che cos’è?

Questa terra ha tanti nomi, alcuni più conosciuti e alcuni meno. “La Terra d’Israele”, “la Palestina”, “Canaan”, ma anche altri più metaforici e descrittivi come, per esempio “Il paese stillante latte, miele e pesto.”

Per errore di trascrizione quest’ultimo è stato dimenticato. Pare che qualche goccia verde e oleosa cadde sulla pergamena perché allo scrivano che, che copiava il testo tenendo nell’altra mano un panino, finirono i tovaglioli. Quando il suo discepolo arrivò per eseguire la copia successiva, pensò che la macchia fosse una correzione. Non prestò neanche tanta attenzione perché sentì un desiderio strano ma assai forte di farsi una merenda. Posò il pennello e andò a mangiare una focaccia coperta di formaggio di capra e la specialità della casa, פסטו. Perciò le nostre bibbie sono incomplete e i cibi concessi per i scrivani sono ora più ristretti.

Ancor oggi gli israeliani vanno pazzi per il sapore di basilico e aglio pestati insieme. Lo troverai sui panini mozarela e pomodoro, servito insieme al pane quando ti siedi al ristorante, sulla pizza, nell’insalata… E’ come se fossimo tutti battezzati nel divino gusto da San Giovanni in persona. Credo che quel tocco di formaggio stagionato dà il senso di stare in un paese in pace, dove le piazze sono larghe quanto i sorrisi, dove il vino fluisce come il Giordano e soprattutto dove nessuno ti controlla la borsa quando entri nel ristorante e dove non senti un colpo di ansia quando uno scende dal autobus dimenticando una borsa sotto il sedile. Ci credo che gli israeliani sono innamorati dell’Italia: qui la foglia di basilico è la bandiera della libertà.

Non vorremmo tutti stare in un altro paese, dove non sentiamo frustrati con il nostro governo, dove la gente ci sorride e dove ci sentiamo liberi? Pensiamo tutti di avere la soluzione di tutti i problemi del paese, basta lottare contro quell’altro partito o paese, e poi quando finiamo per essere frustrati perché non funziona torniamo al sogno. C’è tanto in comune fra questi due popoli, e credo che tutti noi esseri umani condividiamo lo stesso sangue verde.

La sciacsciùca

Se dice gente allegra dio l’aiuta
a noi c’aiuta e voi sapè perchè
‘gni tanto na magnata e na bevuta
e tutto quanto er resto viè da se.

Non dovete abitare nella città eterna o nella città santa per mangiare da dio. Ecco una piccola ricetta che fa miracoli.

Gli ingredienti:

  • tanta fame
  • un po’ di tempo
  • quattro pomidori
  • dos juevos
  • uno spicchio d’aglio
  • un peperoncino
  • sale
  • qualche goccia d’olio
  • una cipolla (opzionale)
  • un peperone (opzionale)
  • una/ ragazza/o carina/o appena svegliata/o dagli odori della cucina e che t’aiuta a mangiare (opzionale ma consigliata/o)

La preparazione:

  1. Guarda fuori la finestra ad ammirare la bella giornata.
  2. Chiedi a te stesso/a: “Voglio mangiare qualcosa di buono senza fare troppo fatica. Che si fa?”
  3. Ascolta la voce interiore…. “sciaaaaaacsciuuuuuuuucaaaaaaaaa…
  4. Fai un sugo di pomodoro, peperoncino, aglio ecc. con pezzi grossi di pomodoro, controllando che non diventa troppo asciutto.
  5. Fai un buchetto nel sugo con un cucchiaio e riempilo con il primo uovo.
  6. Fai un altro buchetto nel sugo con un cucchiaio e riempilo con il secondo uovo.
  7. Lasciala cucinare sopra una fiamma bassa finché le uova non siano cotte alla tua soddisfazione.

La magnata:

  • Se possibile è consigliato mangiare direttamente dalla padella per non disturbare la sua forma artistica.
  • Lasciar posare la forchetta sul tavolo fra forchettate ti permette di godere di più l’odore, il sapore, la giornata e la compagnia.
  • La sciacsciuca può essere fatta come colazione, brunch o pranzo.
בתיאבון!

La campana ovvero Lo Zen e l’arte della forchetta

“Non dovresti mirare all’obbiettivo ma a te stesso. Se lo fai così, colpirai te stesso, il Buddha, e l’obbiettivo tutti insieme.”

Eugen Herrigel, Lo Zen e l’arte dell’arcere

Nella tradizione Zen di Thich Nhat Hanh si usa la campana per cominciare una sessione di meditazione seduta. La tecnica di suonare non è proprio quella di uno strumento musicale qualsiasi – o forse dipende dal musicista. Prima di suonare, si prende un respiro e si porta l’attenzione alla campana, alla bacchetta che ha in mano, a se stesso. Non c’è nessun altro luogo dove dovrebbe stare e può semplicemente stare lì. Tra un suono e un altro si prendono tre respiri e si posa la bacchetta.

Finché non ho provato questa tecnica non avevo capito perché posare la bacchetta. Tre respiri che saranno, qualche secondo? Non sarebbe meglio tenere la bacchetta lì pronta? Invece no. Tenendo la bacchetta pronta stai tenendo te stesso pronto, che vuol dire che stai già nel futuro, aspettando la fine dei tre respiri e perdendo il suono del momento, il respiro del momento, te stesso del momento. Appoggi la bacchetta e torni alla realtà, che non è tanto male. Veramente è un piccolo gesto che cambia tutto. Come direbbero i maestri Zen, non stai suonando per l’obbiettivo di suonare, suoni per essere presente suonando.

Lo stesso principio vale ugualmente in cucina. Stai lì al tavolo, con un piatto di fettuccine o di risotto davanti agli occhi e la forchetta in mano. Tra un morso e un altro, cosa fai con la forchetta mentre mastichi? La tieni lì, sopra il piatto pronta per il prossimo morso? Se siete come me l’avete già appesantito di cibo quando la bocca è ancora piena della forchettata precedente. Mangi, mastichi, la forchetta fa avanti e dietro, ma la forchetta e la mente stanno sempre un passo avanti e alla fine hai perso tutto il carciofo. Che peccato.

Ho posato la forchetta e ho iniziato a mangiare davero davero, forse per la prima volta. Senza che io lo sapessi una grande parte della mia mente era impegnata nel tenere la forchetta pronta, anche se era un azione ormai involontario. Con il braccio giù e la forchetta posata per tavolo, improvvisamente mi trovo libero di gustare il cibo, di apprezzare meglio l’ambiente e la compagnia. Tutto diventa molto più vivido e allo stesso momento svaniscono le preoccupazioni e i pensieri che normalmente fanno da contorno. Mangiare per essere presente mangiando. Mira a te stesso e colpisci te stesso, ma anche i sapori, gli odori e i colori, che fin’ora perdevi.

Buon appetito!

Li carciofi

Non sapevo fare nulla: facevo il romano, e fare il romano era la mia passione. A Nizza, Parigi, all’Avana, al Messico, a New York, Buenos Aires, a Rio de Janeiro e nell’interno del Brasile, parlavo romano; cantavo li stornelli che nisuno, magari, li capiva, ma tutti li applaudivano. Un bel fenomeno. Allora mi convinsi che nascere romano era una concessione speciale di Nostro Signore Gesù Cristo.
– Ettore Petrolini

Non è solo il mio coinquilino che non sa la differenza tra il carciofo alla romana e il carciofo alla giudia. Anche su feisbuc pare che alcune persone di mia conoscenza (romani, figli di romani o da anni a Roma) hanno qualche dubbio. Le tradizioni sono così importanti, ci legano al nostro passato e ai nostri antenati ed è un peccato perderle… specialmente quando sono così buone! Riassumiamo la differenza così: i carciofi alla romana sono morbidi e i carciofi alla giudia sono croccanti.

I carciofi alla romana (la ricetta di Liliana, nata prima della 2a guerra mondiale a vicolo dei cinque):

  1. Pulisci i carciofi togliendo le foglie dure esterne e poi i peli interni.
  2. Passare un limone intorno a ogni carciofo pulito
  3. Infila un pezzetto d’aglio e un po’ di mentuccia dentro ognuno
  4. Cuocere i carciofi, insieme a qualche patata tagliata, in una pentola a pressione con un po’ di olio buono e un po’ di acqua.
  5. Svieni, vieni o fai quello che te pare. Ma lasciati perdere nelle onde di sapore e goditi questa meraviglia.

I carciofi alla giudia (la ricetta di Bar, nato dopo la guerra di Vietnam nello stato di Illinois)

  1. Vai a via del Portico d’Ottavia 21 e siediti.
  2. Di’: “Un carciofo alla giudia per favore”
  3. Quando ti porta qualcosa che assomiglia una pigna sul piatto, attaccala con la forchetta e il cortello. Croccante, salato, strafritto: ammazza che bbontà!

Generazione dopo generazione dei nostri avi hanno sperimentato, perfezionato e goduto queste tradizioni, se non le conosciamo e impariamo lasceremo ai nostri figli solo la McInsalata e quattro-salti-di-un-animale-non-identificabile-in-padella. Facciamo un patto? Magnate un bel carciofo e io vado a preparare i latkes.