La causa della guerra

E’ molto affascinante, triste ma affascinante, osservare come la guerra a Gaza e nel sud di Israele viene raccontata. Chi l’ha cominciata? Chi è responsabile? E’ Hamas, che ha dichiarato la fine della tregua e che aumentato il numero di razzi quotidianamente lanciati ai civili israeliani? E’ Israele, che aveva attaccato miliziani di Hamas durante la tregua? E’ Hamas, che durante la tregua lanciava razzi? E’ Israele, che durante la tregua assediava la striscia di Gaza? E’ Hamas, che per dichiarazione, identità e azione fa parte di un diverso tipo di assedio su Israele? E’ Israele, che…? E’ Hamas, che…?

La causa della guerra dipende da chi parla, della sua storia, della sua identità e della sua cultura. Possiamo imparare tanto su chi parla attraverso la causa che attribuisce alla guerra. Possiamo però capire la vera causa della guerra? E’ affascinante, triste ma affascinante, che gli esperti politici e i giornalisti non possono offrirci meglio che un dibattito su quale evento è stato la vera causa della guerra.

Recentemente ho sentito un dibattito, non in aula ma per strada. Una raccontava dell’esperienza di “kfar aza”, una cittadina agricola israeliana di 600 persone vicino alla striscia di Gaza, che per gli ultimi otto anni è stata vittima continua di razzi. Nessuno è stato ucciso, dice, ma non vuol dire che nessuno è stato colpito. I bambini soffrono tutti dei sintomi del trauma, bagnano il letto, alta ansia, piangono. Possiamo immaginare la crescita di un bambino così, che vive otto anni in una situazione di guerra?

L’altra parte del dibattito paragonava la situazione di quel bambino alla situazione di un altro a Gaza, dove subisce non solo il terrore militare ma anche la povertà e la morte dei famigliari. Come cresce un bambino così?

Credo che possiamo tutti immaginare come saranno questi due bambini da adulti. Secondo voi, potranno fare la pace? Sembra banale ma è importante dirlo: la causa della guerra è la guerra. Sia gli israeliani che i palestinesi hanno subito il terrore. Sono terrorizzati. Una persona stabile, che si sente sicuro di sé, con rapporti sociali sani, seguirà una politica di assedio su una popolazione già povera, o vota e sostiene chi lo fa? No. Una persona terrorizzata? Sì. Una persona con un cuore tranquillo e in pace, che possiede strumenti per gestire le difficoltà della vita manda bambini e ragazze a saltare in area per uccidere civili innocenti? No. Una persona terrorizzata? Sì.

E’ anche affascinante, triste ma affascinante, che una persona terrorizzata, traumatizzata, non riesce a prendere responsabilità per le proprie azioni e invece crede di stare solo “reagendo” all’azione dell’altro. Sono cechi al fatto che la loro “reazione” diventa la prossima causa del “azione” dell’altro.

Noi in Italia non stiamo lanciando razzi né squadre di aerei (esportando le mine e le pistole sì però). Ringraziamo Dio che l’infanzia per la maggior parte di noi è stata in condizioni migliori, che siamo capaci di dormire tranquillamente e senza incubi, che riusciamo più o meno ad avere rapporti sani, che non siamo travolti dall’odio. Questo è l’unico motivo per cui non ci stiamo comportando adesso esattamente come Israele e Hamas. Un’altra cosa tristemente affascinante? Che nonostante ciò, ogni volta che prendiamo una parte o un’altra della guerra stiamo rafforzando il terrore e il trauma di tutte e due le parti. Facciamo alla “nostra” parte sentirsi giustificata nella violenza e nel essere la “vera” vittima, togliendola la responsabilità e quindi incoraggiandola nella sua “reazione” che le porterà solo più sofferenza nel futuro. Facciamo all'”altra” parte sentirsi ancora più isolata, assediata e terrorizzata. E’ brutto dirlo, ma visto che siamo tutti noi coinvolti, che in un modo o un altro ci identifichiamo con una parte o l’altra, stiamo anche lasciando che la guerra diventi la causa di ancora più guerra, il terrore la causa di ancora più terrore, ma questa volta nei nostri cuori.

Una cosa affascinante, bella e affascinante, è che ci sono modi per guarire il trauma e il terrore. Il modo più urgente è di cercare di non aggravare la situazione, di non incitare il circolo di violenza. E’ difficile, lo so benissimo, tacere quando siamo presi dalla rabbia, scegliere di non girare quella mail che colpevolizza, di ascoltare il dolore di uno con cui identifichiamoci senza disumanizzare il suo avversario.

E’ difficile ma è possibile. E una cosa affascinante, bella e affascinante, è che già tacere e non incitare, dare un attimo di silenzio, aiuta sia la nostra parte che noi. Anche se è solo per un attimo, l’assenza di tensione, di incitamento e di paura può essere un grande dono. Loro ne hanno tanto bisogno e spesso anche noi.

Più affascinante ancora, banale, bella e affascinante, è che se la causa della guerra è la guerra e la causa dell’odio è l’odio, la causa della pace è la pace e la causa dell’amore è l’amore. Se vogliamo che ci sia la pace nel Medio Oriente dobbiamo essere bravi nel portarla anche a Roma, Napoli o Milano. Una parte della pace è la capacità di vedere le cose belle della vita che altrimenti sono scontate. Va bene lamentarci su Berlusconi, sia noi di destra che noi di sinistra, ma prendiamo anche un attimo a sentire gratitudine per le belle cose del Bel Paese. La musica, l’architettura, le tradizioni e le innovazioni, il tempo, la mancanza di guerre e di bombe, il baciare due volte – sopratutto il baciare due volte, la frase “ciao bello” che ci mette subito di buon umore. Più saremo bravi a vedere il bello più saremo capaci a trasmetterlo ai nostri amici in Israele e in Palestina. Più potranno vedere il bello – anche se in condizioni difficili – meno sentiranno l’ansia, la rabbia e la paura, e meno faranno azioni che poi gli porteranno maggior sofferenza.

Ho menzionato anche l’amore. Come mai nelle analisi politiche si può scrivere dell’odio ma non dell’amore? E’ affascinante, bello e affascinante, che quest’emozione raramente menzionata può essere così utile. L’amore, la comprensione e la compassione: certo che non ne leggiamo in riguardo al Medio Oriente perché c’è ne poco. Se vogliamo che ci sia l’amore in Israele e in Palestina dobbiamo rafforzare la sua causa, anch’essa l’amore.

Non ci conviene provare a sentire subito l’amore per il nostro nemico, sarebbe come correre una maratona senza addestrarci. Cominciamo prima sentirlo verso noi stessi – c’è più spazio per miglioramento di quanto pensiamo – poi con i nostri amici, parenti, vicini, poi gli sconosciuti, poi i “piccoli nemici” a lavoro e a volta anche in famiglia. Con la pratica e l’addestramento è possibile. Certo che ci vuole tanta pazienza: Ehud Barak ha preparato per sei mesi per l’attacco su Gaza. Possiamo noi investire sei mesi nel migliorare i nostri rapporti personali e rafforzare il nostro amore? Se no, dimentichiamo ogni speranza che gli israeliani e i palestinesi ce la fanno. Se sì, loro sentiranno gli effetti.

E’ possibile. E la cosa più affascinante, la cosa più buffa, bella, felice e affascinante, è che il non aggravare la situazione, il rafforzare la pace e lo sviluppare l’amore verso l’altro ci migliorano la qualità della nostra vita qui e oggi, e allo stesso momento sarà la causa del silenzio, della pace e dell’amore nel Medio Oriente nel futuro prossimo.

Mo taccio, sento gratitudine perché non mi sta cadendo nessun razzo e nessuna bomba, e voglio bene a tutti voi.

10 pensieri su “La causa della guerra

  1. come utopia va bene, nella pratica questo pensiero può essere declinato in tanti modi.
    Hai nominato Berlusconi e mi hai fatto subito venire in mente quando a proposito di informazione televisiva della rai disse: basta con le cose tristi e con le facce tristi.
    Lui ha capito benissimo che è meglio edulcorare e far pensare ad altro. Con le sue televisioni ha “RIMBAMBITO” tanta gente

  2. Grazie Gibilix per il sostegno.
    E grazie ad “Anonimo” per la domanda pratica. Nella mia esperienza, ogni volta che cerco di cambiare “tutto” o avere un progetto che aiuta tutti o porta a un’utopia, finisco rimanendo frustrato e senza energia. Certo non possiamo cambiare tutti. Allo stesso tempo, so di esperienza che lavorando con me stesso sul tema dell’accettazione dell’altro e il non-giudicare l’altro, che ci sono due risultati. Uno, che mi sento meno arrabbiato e più sereno (e che poi porto quella serenità ai miei cari), e due, che vedo possibilità d’azione forse piccole ma pratiche che mi permettono di aiutare una, due persone alla volta. Credo che siamo d’accordo sull’inefficacità del metodo “Berlusconiano”: le cose tristi e le facce tristi vanno viste ed ascoltate, se no come possiamo aiutare l’un l’altro? Amare Silvio non vuol dire darlo ragione.

  3. …Condivido quello che scrivi…Ma io sono profondamente indignata…E credo che prima della Guerra, prima ancora del primo lancio di razzo, ci siano state delle decisioni di comodo da parte delle grandi potenze mondiali. Credo fermamente che alla radice del terrore vi siano tutti i soldi che questa guerra porta con sè…Credo anche fermamente che non sia giusto non tenere conto delle ideologie politiche che sono state la base della nascita di Israele nel 900…Questo non si può tralasciare, ma è vero, come dici tu, che il bandolo della amtassa ormai si è perduto e che alla violenza degli attentati si risponda con la violenza degli aerei e via dicendo…Ma le due domande che continuano a tormentarmi sono… Perchè le Grandi Potenze Mondiali non fanno nulla? E…Perchè nel 2009 assistiamo inermi a questo Olocausto di palestinesi e israeliani? Quanti servizi tv serviranno ancora per smuoverci il cuore? Non è giusto prendere una posizione, sono tutte vittime, ma possiamo prendere posizione contro chi finanzia e protegge questo orrore… E, cari miei, siamo noi a farlo…L’Occidente scandalizzato.

  4. Caro bar capisco cosa vuoi dire e mi trovi daccordo però ho bisogno di vedere azioni concrete e sono convinta che ce ne sono molte.

    ciao alla prossima

  5. Caro Anonimo,

    Sì ci sono molte azione concreti che possiamo fare e ci sono molti esempi che possiamo seguire: Martin Luther King negli Stati Uniti, Gandhi in India, Thich Nhat Hanh durante la guerra di Vietnam. Per tutti loro l’azione era fondata sulla base dell’amore. Martin Luther King ci ricorda di amare i nostri amici e di rivisitare i nostri motivazioni e le nostre azioni prima di intraprendere qualsiasi atto sociale; Gandhi sosteneva l’impero britannico e ha creato un corpo di infermieri per curare soldati britannici nonostante la sua critica dell’impero stesso; e Thich Nhat Hanh aiutava contadini vietnamiti durante la guerra a ricostruire villaggi senza perdere la compassione o prendere la parte sia del nord che del sud del suo paese. I risultati delle loro azioni nel breve termine sono stati importanti, ma ancora più durevoli sono le loro motivazioni che continuano ad inspirarci.

    Mi devi scusare per aver tolto il link a YouTube che hai incluso nel tuo commento. In questo spazio qui nel web faccio del mio meglio a creare uno spazio che ci annaffia i semi della compassione. Scene di guerra si trovano purtroppo facilmente e vorrei invece mostrare le cose che si trovano purtroppo più raramente. Spero che lo puoi capire.

    Con affetto,
    Bar

  6. Cara Federica,

    Conosci la BancaEtica? Sono più di tre anni che tengo il mio contro corrente lì e sono molto felice che i miei risparmi non vanno a finanziare la vendita delle armi. Purtroppo le banche italiane sono fra le più importanti nel finanziamento dell’industria bellica.

    Mi dispiace che sei tormentata dalle domande. Ci sono tante domande in giro e temo che ci saranno per tanto tempo. So d’esperienza che quando sono in un momento del genere inizio a trascurare la mia solidità e gioia e in seguito comincio a fare piccoli danni a me stesso e alle persone intorno. E’ un grande peccato lasciare che cose già difficili creano ancora più difficoltà. Spero che riesci ad abbracciare il tormento facendo una paseggiata – se sei in italia sono sicuro che non devi andare troppo lontano per trovare una meraviglia naturale, architettonica, culturale. Direi che sei già una meraviglia – un cuore che batte, un corpo più o meno in salute, una lingua che parla una delle lingue più belle sul pianeta – ma una camminata va bene pure.

    Qualche parola sulle ideologie. Le ideologie dei due secoli scorsi, il fascismo, il socialismo, il communismo, i tanti nazionalismi, nonostante che erano spesso in conflitto fra di loro hanno qualcosa in comune. Parlavano dello stato, della nazione, della razza, del proletariato universale, sempre qualcosa di esterno. Ognuno di loro cercò di ottenere qualche utopia sociale nel futuro e attraverso una lotta con altri esseri umani. Anche loro erano tormentati dalle domande e sappiamo che hanno creato più distruzione di quanto i problemi che cercavano di risolvere. Quando cerchiamo di risolvere tutto rimaniamo frustrati e facciamo danni.

    Non dobbiamo aspettare nessuno o risolvere nessuna domanda per aiutare noi stessi e gli altri. Che ne dici? Una bella passeggiata al cento per aprire un conto alla BancaEtica, mano per mano con una persona cara e godendo la loro presenza e ogni passo? Con un genitore, un amato, un amico o un figlio, già qualche piccola guerra possiamo risolvere con le parole “caro/a, so che ci sei e ne sono felice”.

    Buona passeggiata e buon sorriso,
    Bar

  7. Caro Bar,

    ora ho capito. Ti ringrazio per le parole che mi hai scritto e per il piccolo insegamento che ho ricevuto oggi, qui.
    Il mio prossimo sorriso sarà per tutta la gente che ora non può farlo!
    E spero si propaghi il più lontano possibile… 😀
    Buona fortuna per tutto.
    Ciao e grazie

  8. caro bar
    mi dispiace il link che ho messo non riguardava affatto scene di guerra ma al contrario er una bella scena in cui un civile parla con un soldato cercando di convincerlo a non sparare.
    Il soldato era israeliano è vero e allora? Mi sembra invece una bella scena di NON VIOLENZA. Perchè non farla vedere…anzi mi fa pensare che qualcos’altro si possa fare.
    Pensaci bene.
    Ho visto in giro altri link in cui ci sono ragazzi pacifisti israeliani contrari alla guerra. Secondo me invece è estremamente importante far conoscere voci diverse e che sia tra israeliani ed anche tra i palestinesi ci sono voci discordanti. Credo che non far sapere queste notizie è pericoloso, vuol dire che si è sempre da una parte. Io sono dalla parte dei bambini , delle donne ..dei civili e basta.

    ciao

  9. Caro Anonimo,
    per il link, non posso dire se la scena è vera o no, ovviamente non ero presente e non sono un regista. Può essere che andava bene includerlo, faccio del mio meglio. Siamo d’accordo che va bene far sapere che ci sono persone in Israele e in Palestina che non vedono l’un l’altro come nemico – ho già scritto altrove di alcuni e continuerò a farlo, credo che possono offrire un grande insegnamento agli italiani che purtroppo fanno la guerra fra di loro.
    Che il tuo cuore sia in pace,
    Bar

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