Canzoni per il rilassamento profondo

Un paio di mesi fa, una sorella romana mi raccontò di una persona che canta la mattina, a lungo, come pratica spirituale quotidiana. La sua descrizione entusiasta mi suscitò il desiderio di cantare più spesso, e così fu.

Vorrei condividere alcune canzoni che fanno parte della mia pratica in questo periodo, anche se la voce è imperfetta e l’accento confuso… Se una canzone vi ispira, potete impararla e cantarla a modo vostro, magari durante un rilassamento profondo offerto a persone care. L’unica indicazione: è meglio ascoltarle da sdraiati e con occhi chiusi!

Ai piedi della montagna
una canzone di Plum Village ispirata da un’antica leggenda cinese

C’è un corpo qui
un frutto della mia pratica di metta e dei quattro fondamenti della presenza mentale

Il vero amore è qui
una canzone di Plum Village

 

Augurandoci passi sereni,
Bar

Meditare camminando, per la pace

Rosa Manauzzi* ha intervistato Bar Zecharya, camminatore di pace, cittadino israeliano e da qualche anno italiano, convinto assertore della pace tra i popoli e seguace del monaco Thich Nhat Hanh.

L’intervista è servita, a livello conoscitivo, per la stesura di un articolo, sulle tecniche del benessere, che uscirà prossimamente (mese di settembre) sul Magazine digitale di Buonenotizie.it

Dato che l’articolo apparirà probabilmente in altra forma e con i tagli necessari agli spazi del giornale, è interessante seguire invece il pensiero integrale di Bar e anche l’incontro tra anime che c’è sempre dietro alla preparazione di un pezzo. Ogni intervista, e ogni articolo, per me è davvero come un nuovo mondo che si manifesta davanti ai miei occhi assetati di conoscenza.

Rosa Manauzzi

1. Bar, tra le modalità per raggiungere la consapevolezza, e attraverso questa la pace (con te stesso e con gli altri), hai scelto la meditazione? Puoi dirci che cos’è secondo te?
La meditazione è un atto d’amore. Abbiamo tutti l’aspirazione profonda di essere felici, di vivere in armonia con le persone intorno, di sentirci salvi e di avere il cuore in pace. Quando rallentiamo i pensieri e calmiamo corpo e cuore, ci stiamo già comportando in modo amorevole con noi stessi. La nostra calma, la nostra gentilezza e la nostra presenza autentica diventano poi veri e propri regali d’amore ai nostri parenti, ai nostri amici e a coloro a cui vogliamo bene.

2. Che tipo di meditazione hai scelto di praticare?
Inspiro, mi sento presente nel corpo.
Espiro, rilasso il corpo.

Inspiro, sono cosciente delle mie emozioni.
Espiro, con compassione le lascio andare.

Bastano solo alcuni respiri per riportarci al momento presente, per riportare la mente al corpo. Lo possiamo fare anche adesso!

L’energia che generiamo in questo modo si chiama consapevolezza, presenza mentale o mindfulness. Più siamo radicati nel momento presente, più siamo in grado di apprezzare i miracoli dentro e intorno a noi e più siamo capaci di affrontare le nostre difficoltà con una mente chiara. Per generare la consapevolezza non dobbiamo necessariamente sederci su un cuscino davanti a un altare: quando camminiamo, apriamoci alla realtà del camminare restando presenti a ciò che stiamo facendo. Quando mangiamo, mangiamo con tutto il nostro essere. Thich Nhat Hanh, maestro Zen e monaco vietnamita, insegna che ogni attività giornaliera è un’opportunità di far crescere la nostra energia di consapevolezza. Mangiare, camminare, lavarci i denti e aprire una porta sono tutti momenti in cui possiamo calmare la mente e aprirci alla realtà che è davanti a noi. Ogni respiro e ogni passo possono portare pace a noi stessi e agli altri.

3. Il tuo incontro con Thich Nhat Hanh ha cambiato profondamente la tua vita?
Ho incontrato per la prima volta Thich Nhat Hanh nel 1997 a Tel Aviv, dove tenne una conferenza pubblica prima di offrire un ritiro di consapevolezza. Nhat Hanh insegna la consapevolezza con i suoi discorsi e insegna con il suo comportamento, il suo modo di camminare, il suo modo di essere. La gioia e l’armonia nella sua comunità monastica e laica, compresa la comunità italiana, sono di grande ispirazione ed è difficile non essere toccato da questo tipo di impegno, di cura e di amore. La sua storia personale mi ha lasciato un’impressione fortissima. Nel suo paese durante la guerra civile non ha voluto schierasi con nessuna delle parti, tranne quella della riconciliazione. A Gerusalemme, dove vivo la maggior parte dell’anno, questo messaggio è estremamente attuale, e lo è anche per noi in Italia.

4. In Italia la meditazione non è ancora molto praticata ed è solamente un rituale di coloro che abbracciano la filosofia buddista. E’ possibile scindere le due cose? Ovvero, occorre essere buddista per praticare la meditazione?
Non sono buddista, quindi spero di no! Tornare al respiro e al momento presente per svegliarci al miracolo della vita non è buddismo: è la nostra eredità come esseri umani.

5. Da quanti anni sei in Italia?
Sono venuto in Italia per la prima volta nel 2000, e nel 2009 ho preso anche la cittadinanza italiana. Ultimamente passo la maggior parte del tempo a Gerusalemme ma continuo a tornare in Italia spesso: ho tanti amici qui e vengo frequentemente anche per nutrirmi della forte comunità italiana che pratica la vita consapevole, compreso WakeUp: il movimento di giovani italiani che aspirano a vivere in armonia, gioia e consapevolezza. In Italia ci sono paesaggi stupendi e città di una bellezza squisita. Non viviamo con la paura di bombe o di attentati, abbiamo tutto ciò che ci serve per essere in contatto con le cose positive della vita. Svegliarci a questa possibilità ci può rendere capaci di affrontare al meglio le nostre difficoltà.

6. Nella tua esperienza cerchi di diffondere la meditazione per proporre un diverso approccio ai conflitti personali ma anche ai conflitti del medio Oriente. Dall’esterno sembra un progetto molto ambizioso. Quali risultati sei riuscito ad ottenere?
I grandi conflitti sono creati e alimentati dai piccoli conflitti. Anche se Israele e Palestina firmassero un accordo di pace domani, la paura, il dolore e la tendenza di vedere l’altro come un nemico rimerebbero. Per aiutare gli israeliani a vedere che il loro benessere è legato a quello dei palestinesi e viceversa, dobbiamo addestrarci noi per primi a calmare la rabbia e la paura che si trovano nel nostro cuore. Se non siamo capaci di farlo noi, cosa possiamo aspettare da altri che vivono in condizioni più difficili?

In Israele e in Palestina ci sono molte persone che si impegnano a favore della pace e della riconciliazione, dalla quale abbiamo molto da imparare, ed è una gioia sostenerli e organizzare insieme ad altre persone incontri, giorni di consapevolezza e ritiri. Mi trovo molto commosso quando vedo persone scoprire i benefici della consapevolezza e questo mi dà sempre più motivazione, sopratutto a coltivare la consapevolezza in me stesso. Mi ritengo molto fortunato ad assistere gruppi di praticanti italiani a visitare la Terra Santa in un contesto di consapevolezza e apertura. Da questi incontri tutti – italiani, palestinesi e israeliani – tornano a casa con la sensazione di aver arricchito la loro vita di un mezzo in più per portare la pace nella loro vita e nella loro società.

7. Con quale comunità pratichi la vita consapevole?
Il maestro Thich Nhat Hanh è in Italia dal 30 agosto al 6 settembre: a Milano per una conferenza pubblica e un giorno di consapevolezza, e a Roma per un ritiro, una meditazione camminata e una conferenza pubblica. Per maggior informazioni sugli eventi: www.esserepace.org/lapaceinazione

EsserePace, la comunità italiana che segue l’insegnamento di Thich Nhat Hanh, è molto attiva sul territorio. Organizza incontri settimanali, giorni di consapevolezza e ritiri in molte città italiane.

WakeUp Italia è il movimento dei praticanti under-35. E’ un piacere aver a che fare con giovani così motivati e gioiosi, danno molta speranza per il nostro futuro.

Plum Village, il monastero in Francia dove Thich Nhat Hanh vive e insegna.

In Israele, la Community of Mindfulness in Israel offre ritiri e giorni di consapevolezza in inglese.

*Rosa Manauzzi (Latina, 1971) è scrittrice, giornalista pubblicista, studiosa appassionata di tecniche per il benessere e insegnante di qigong. Si occupa di letteratura e culture del mondo sotto una prospettiva sociologica e comparatistica, medicina naturale, ecologia, biodiversità culturale.
http://www.culturelibere.com
  http://www.qigongtaijicentre.com

Terra! (Contemplazione prima di mangiare)

C’era una volta
non tanto tempo fa
questo cibo era terra.

Terra!
Come quella sulla quale abbiamo camminato poco fa:
polvere, piante, microorganismi e acqua
che fra poco diventeranno
le cellule del nostro corpo
le molecole delle nostre labbra che sorridono
le fibre dei nostri muscoli
i nervi che producono sensazioni
e il cervello che genera pensieri.

Dimmi, Terra:
dov’è il punto preciso
quando smetti di essere tu
e cominci essere me?

Questi denti che masticano
sono a loro volta terra.
Chi allora mangia chi?

Che possiamo mangiare in modo da nutrire la gratitudine, la pace e la compassione,
per il bene della terra e tutti i suoi volti.
Che possiamo imparare a vedere oltre l’illusione della separatezza
e riconoscere la nostra vera natura.

La campana ovvero Lo Zen e l’arte della forchetta

“Non dovresti mirare all’obbiettivo ma a te stesso. Se lo fai così, colpirai te stesso, il Buddha, e l’obbiettivo tutti insieme.”

Eugen Herrigel, Lo Zen e l’arte dell’arcere

Nella tradizione Zen di Thich Nhat Hanh si usa la campana per cominciare una sessione di meditazione seduta. La tecnica di suonare non è proprio quella di uno strumento musicale qualsiasi – o forse dipende dal musicista. Prima di suonare, si prende un respiro e si porta l’attenzione alla campana, alla bacchetta che ha in mano, a se stesso. Non c’è nessun altro luogo dove dovrebbe stare e può semplicemente stare lì. Tra un suono e un altro si prendono tre respiri e si posa la bacchetta.

Finché non ho provato questa tecnica non avevo capito perché posare la bacchetta. Tre respiri che saranno, qualche secondo? Non sarebbe meglio tenere la bacchetta lì pronta? Invece no. Tenendo la bacchetta pronta stai tenendo te stesso pronto, che vuol dire che stai già nel futuro, aspettando la fine dei tre respiri e perdendo il suono del momento, il respiro del momento, te stesso del momento. Appoggi la bacchetta e torni alla realtà, che non è tanto male. Veramente è un piccolo gesto che cambia tutto. Come direbbero i maestri Zen, non stai suonando per l’obbiettivo di suonare, suoni per essere presente suonando.

Lo stesso principio vale ugualmente in cucina. Stai lì al tavolo, con un piatto di fettuccine o di risotto davanti agli occhi e la forchetta in mano. Tra un morso e un altro, cosa fai con la forchetta mentre mastichi? La tieni lì, sopra il piatto pronta per il prossimo morso? Se siete come me l’avete già appesantito di cibo quando la bocca è ancora piena della forchettata precedente. Mangi, mastichi, la forchetta fa avanti e dietro, ma la forchetta e la mente stanno sempre un passo avanti e alla fine hai perso tutto il carciofo. Che peccato.

Ho posato la forchetta e ho iniziato a mangiare davero davero, forse per la prima volta. Senza che io lo sapessi una grande parte della mia mente era impegnata nel tenere la forchetta pronta, anche se era un azione ormai involontario. Con il braccio giù e la forchetta posata per tavolo, improvvisamente mi trovo libero di gustare il cibo, di apprezzare meglio l’ambiente e la compagnia. Tutto diventa molto più vivido e allo stesso momento svaniscono le preoccupazioni e i pensieri che normalmente fanno da contorno. Mangiare per essere presente mangiando. Mira a te stesso e colpisci te stesso, ma anche i sapori, gli odori e i colori, che fin’ora perdevi.

Buon appetito!

La libertà

Cos’è la meditazione? Qualcosa di spirituale? di mistico? Una via per contattare livelli superiori della tua anima? Di conoscere altri mondi?

Nella tradizione del buddhismo zen vietnamita di Thich Nhat Hanh è qualcosa di molto più semplice. Calmando la mente e rilassando il corpo ci liberiamo dai pensieri ricorrenti, dalle paure che portiamo in qualche spazio oscuro nella mente, dalle sensazioni che spesso ci schiacciano tipo l’ansia e la rabbia. Tutte le cose che ci allontanano dalla vita reale o che ci impediscono di godere il momento presente.

Esci dalla macchina o dal autobus e devi fare cinque minuti a piedi fino a casa. Oppure sei fortunato e trovi parcheggio sotto casa e sono solo 20 metri. Cosa fai con quel tempo? Continui a rimuginare le parole del capo prodotte dalla sua ansia o pensi per l’ennesima volta a un progetto o qualcosa che desidereresti? Stiamo perdendo la vita che è di fronte agli occhi, camminando in un mondo con la testa in un altro, come zombi o morti viventi. Fermati, rilassa le spalle. Prendi un respiro profondo e senti le gambe in movimento. Magari c’è un albero che non abbiamo mai notato, un bambino, o forse stiamo con un amico o un compagno e invece di parlare di progetti o di lamentarci del lavoro possiamo prenderci per la mano e sentire grati per la loro presenza. O forse c’è qualcuno che ci aspetta a casa. Entrare a casa, liberi, leggeri e presenti, sarà un regalo molto più prezioso che un mazzo di fiori.

La meditazione seduta è un buono esercizio della nostra capacità di tornare a noi stessi con più facilita, ed è anche è un piacere in sé. E’ un bel esperienza qui a Hanoi, anche se per essere libero non avevo bisogno di prendere un aereo e contribuire al riscaldamento globale solo per imparare a mangiare un quarto di ananas con i bastoncini. Per essere libero basta metterci in contatto con quello che c’è.