Terra! (Contemplazione prima di mangiare)

C’era una volta
non tanto tempo fa
questo cibo era terra.

Terra!
Come quella sulla quale abbiamo camminato poco fa:
polvere, piante, microorganismi e acqua
che fra poco diventeranno
le cellule del nostro corpo
le molecole delle nostre labbra che sorridono
le fibre dei nostri muscoli
i nervi che producono sensazioni
e il cervello che genera pensieri.

Dimmi, Terra:
dov’è il punto preciso
quando smetti di essere tu
e cominci essere me?

Questi denti che masticano
sono a loro volta terra.
Chi allora mangia chi?

Che possiamo mangiare in modo da nutrire la gratitudine, la pace e la compassione,
per il bene della terra e tutti i suoi volti.
Che possiamo imparare a vedere oltre l’illusione della separatezza
e riconoscere la nostra vera natura.

Fiumi

Mo che faccio il turista a Roma mi va di scrivere un
pochetto. Bello rivedere le mie piazze preferite, bello passeggiare lungo er Tevere. E stranamente là, attraversando il fiume sul ponte inglese mi è arrivata una bellissima sensazione, qualcosa di
festivo, di famiglia, ed ero trasportato nel passato a quando andavo con i miei a trovare la nonna. Ed ecco il legame – mia nonna abitava accanto a una ramificazione del fiume Chicago, un canale usato probabilmente come fognatura e scarico. L’odore non era organico ma fortemente salato, industriale e tossico. Esattamente come il Tevere la settimana scorsa.

Quanto strano è il genere homo sapiens, con un cervello che collega in modo così forte gli stimoli sensoriali con quelli emotivi, ricordandoli e legando le due cose per tutta la vita. Anche quando, come in questo caso, il contesto sensoriale è negativo, infatti tossico. Parlandone con un’amica, lei l’ha paragonato al radice di masochismo. Gadget di pelle e lattice sono una cosa però, e fiumi tossici sono un’altra!

Anche in Israele i fiumi sono inquinati, come Nàhal Sorèq ovest di Gerusalemme. Passeggiando fra alberi in fiore e uccelli di tanti tipi è difficile credere che è pericoloso bere l’acqua.

Sappiamo tutti che l’ambiente è inquinato ma spesso è solo un’informazione, qualcosa sulla quale pensare ed avere un opinione, senza necessariamente che percepiamo il pericolo e il danno al livello corporeo. Alla fine molti di noi siamo cresciuti così, non abbiamo nessun altro ricordo delle nostre città. Può essere che ormai siamo abituati come topi in uno sperimento psicobiologico? Se rendessimo conto del ambiente in modo diverso, forse ci comporteremo diversamente?

In questo preciso istante stiamo tutti respirando l’aria intorno a noi e con ogni probabilità l’ambiente sarà ancora più inquinato nel futuro, almeno nel breve- o medio- termine. Sarebbe un peccato non apprezzare adesso l’aria e l’acqua, perché comunque sono doni e ricchezze. E abbiamo ancora l’opportunità di trovare dei spazi verdi, perché non formare nuovi legami fra stimoli sensoriali ed emotivi, entrambi positivi? Può aiutarci a riconoscere un pericolo – emotivo o ambientale – e magari anche ad evitarlo o a migliorare la situazione.

E poi qualche foto della natura israeliana…

Che spreco!

Il 2 novembre è stato pubblicato un articolo su La Stampa da Luciana Littizzetto che parla della sua confusione e frustrazione a riguardo delle campagne di risparmio energetico. Nomina i frigoriferi aperti nei supermercati che raffreddano tutta la sala fino al gelo e i grattacieli completamente illuminati, e domanda a che serve spegnere il computer o tenere chiuso il frigo di casa. Un’osservazione ben giustificata che conclude così:

“Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei? I casi sono due. O cercate di risolvere in qualche modo la questione o se no dite: il risparmio energetico era una delle solite nostre cazzate, fate pure quel che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i denti nella vasca da bagno!”

Ecco una risposta.

Cara Luciana,

Ho letto il tuo articolo e condivido la tua analisi e le tue perplessitá nei confronti dei tentativi di risparmio energetico di fronte agli sprechi cosmici che descrivi. Come straniero venuto a Roma da Israele non puoi immaginare la mia reazione alle fontanelle.

Vorrei rispondere al tuo articolo, e in particolare a chi l’hai indirizzato. Non sono i politici che ci suggeriscono di risparmiare l’energia. Chi invece ci consiglia di risparmiare l’energia sono: scienziati, persone che lavorano nel campo dell’ecologia, esperti dell’agricoltura e dello sviluppo alimentare (guarda le dichiarazioni della FAO), biologi che documentano la scomparsa delle specie dal pianeta. I politici invece sai dove sono, e sai che sono spesso le ultime persone ad agire per il bene o per il bisogno delle persone che rappresentano o dell’ambiente in cui vivono. Se i nostri uffici (mica devono essere grattacieli) sono sempre a luci accese e se i supermercati ti portano al polo nord (dove gli orsi stanno affogando per lo scioglimento dei ghiacciai) è perché i politici glielo permettono, e perché noi consentiamo ai politici di permetterglielo.

Come cittadini comuni e come antenati delle future generazioni, abbiamo un dovere doppio: trovare un modo di vivere che non abbia un impatto negativo sulla loro vita futura e di organizzarci per impedire ai grandi interessi economici di avere un tale impatto. Credo che tutti uniti ce la potremmo fare.

La tua fatica non è vana, e non hai bisogno dei politici per agire in modo amorevole.

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