Meditare camminando, per la pace

Rosa Manauzzi* ha intervistato Bar Zecharya, camminatore di pace, cittadino israeliano e da qualche anno italiano, convinto assertore della pace tra i popoli e seguace del monaco Thich Nhat Hanh.

L’intervista è servita, a livello conoscitivo, per la stesura di un articolo, sulle tecniche del benessere, che uscirà prossimamente (mese di settembre) sul Magazine digitale di Buonenotizie.it

Dato che l’articolo apparirà probabilmente in altra forma e con i tagli necessari agli spazi del giornale, è interessante seguire invece il pensiero integrale di Bar e anche l’incontro tra anime che c’è sempre dietro alla preparazione di un pezzo. Ogni intervista, e ogni articolo, per me è davvero come un nuovo mondo che si manifesta davanti ai miei occhi assetati di conoscenza.

Rosa Manauzzi

1. Bar, tra le modalità per raggiungere la consapevolezza, e attraverso questa la pace (con te stesso e con gli altri), hai scelto la meditazione? Puoi dirci che cos’è secondo te?
La meditazione è un atto d’amore. Abbiamo tutti l’aspirazione profonda di essere felici, di vivere in armonia con le persone intorno, di sentirci salvi e di avere il cuore in pace. Quando rallentiamo i pensieri e calmiamo corpo e cuore, ci stiamo già comportando in modo amorevole con noi stessi. La nostra calma, la nostra gentilezza e la nostra presenza autentica diventano poi veri e propri regali d’amore ai nostri parenti, ai nostri amici e a coloro a cui vogliamo bene.

2. Che tipo di meditazione hai scelto di praticare?
Inspiro, mi sento presente nel corpo.
Espiro, rilasso il corpo.

Inspiro, sono cosciente delle mie emozioni.
Espiro, con compassione le lascio andare.

Bastano solo alcuni respiri per riportarci al momento presente, per riportare la mente al corpo. Lo possiamo fare anche adesso!

L’energia che generiamo in questo modo si chiama consapevolezza, presenza mentale o mindfulness. Più siamo radicati nel momento presente, più siamo in grado di apprezzare i miracoli dentro e intorno a noi e più siamo capaci di affrontare le nostre difficoltà con una mente chiara. Per generare la consapevolezza non dobbiamo necessariamente sederci su un cuscino davanti a un altare: quando camminiamo, apriamoci alla realtà del camminare restando presenti a ciò che stiamo facendo. Quando mangiamo, mangiamo con tutto il nostro essere. Thich Nhat Hanh, maestro Zen e monaco vietnamita, insegna che ogni attività giornaliera è un’opportunità di far crescere la nostra energia di consapevolezza. Mangiare, camminare, lavarci i denti e aprire una porta sono tutti momenti in cui possiamo calmare la mente e aprirci alla realtà che è davanti a noi. Ogni respiro e ogni passo possono portare pace a noi stessi e agli altri.

3. Il tuo incontro con Thich Nhat Hanh ha cambiato profondamente la tua vita?
Ho incontrato per la prima volta Thich Nhat Hanh nel 1997 a Tel Aviv, dove tenne una conferenza pubblica prima di offrire un ritiro di consapevolezza. Nhat Hanh insegna la consapevolezza con i suoi discorsi e insegna con il suo comportamento, il suo modo di camminare, il suo modo di essere. La gioia e l’armonia nella sua comunità monastica e laica, compresa la comunità italiana, sono di grande ispirazione ed è difficile non essere toccato da questo tipo di impegno, di cura e di amore. La sua storia personale mi ha lasciato un’impressione fortissima. Nel suo paese durante la guerra civile non ha voluto schierasi con nessuna delle parti, tranne quella della riconciliazione. A Gerusalemme, dove vivo la maggior parte dell’anno, questo messaggio è estremamente attuale, e lo è anche per noi in Italia.

4. In Italia la meditazione non è ancora molto praticata ed è solamente un rituale di coloro che abbracciano la filosofia buddista. E’ possibile scindere le due cose? Ovvero, occorre essere buddista per praticare la meditazione?
Non sono buddista, quindi spero di no! Tornare al respiro e al momento presente per svegliarci al miracolo della vita non è buddismo: è la nostra eredità come esseri umani.

5. Da quanti anni sei in Italia?
Sono venuto in Italia per la prima volta nel 2000, e nel 2009 ho preso anche la cittadinanza italiana. Ultimamente passo la maggior parte del tempo a Gerusalemme ma continuo a tornare in Italia spesso: ho tanti amici qui e vengo frequentemente anche per nutrirmi della forte comunità italiana che pratica la vita consapevole, compreso WakeUp: il movimento di giovani italiani che aspirano a vivere in armonia, gioia e consapevolezza. In Italia ci sono paesaggi stupendi e città di una bellezza squisita. Non viviamo con la paura di bombe o di attentati, abbiamo tutto ciò che ci serve per essere in contatto con le cose positive della vita. Svegliarci a questa possibilità ci può rendere capaci di affrontare al meglio le nostre difficoltà.

6. Nella tua esperienza cerchi di diffondere la meditazione per proporre un diverso approccio ai conflitti personali ma anche ai conflitti del medio Oriente. Dall’esterno sembra un progetto molto ambizioso. Quali risultati sei riuscito ad ottenere?
I grandi conflitti sono creati e alimentati dai piccoli conflitti. Anche se Israele e Palestina firmassero un accordo di pace domani, la paura, il dolore e la tendenza di vedere l’altro come un nemico rimerebbero. Per aiutare gli israeliani a vedere che il loro benessere è legato a quello dei palestinesi e viceversa, dobbiamo addestrarci noi per primi a calmare la rabbia e la paura che si trovano nel nostro cuore. Se non siamo capaci di farlo noi, cosa possiamo aspettare da altri che vivono in condizioni più difficili?

In Israele e in Palestina ci sono molte persone che si impegnano a favore della pace e della riconciliazione, dalla quale abbiamo molto da imparare, ed è una gioia sostenerli e organizzare insieme ad altre persone incontri, giorni di consapevolezza e ritiri. Mi trovo molto commosso quando vedo persone scoprire i benefici della consapevolezza e questo mi dà sempre più motivazione, sopratutto a coltivare la consapevolezza in me stesso. Mi ritengo molto fortunato ad assistere gruppi di praticanti italiani a visitare la Terra Santa in un contesto di consapevolezza e apertura. Da questi incontri tutti – italiani, palestinesi e israeliani – tornano a casa con la sensazione di aver arricchito la loro vita di un mezzo in più per portare la pace nella loro vita e nella loro società.

7. Con quale comunità pratichi la vita consapevole?
Il maestro Thich Nhat Hanh è in Italia dal 30 agosto al 6 settembre: a Milano per una conferenza pubblica e un giorno di consapevolezza, e a Roma per un ritiro, una meditazione camminata e una conferenza pubblica. Per maggior informazioni sugli eventi: www.esserepace.org/lapaceinazione

EsserePace, la comunità italiana che segue l’insegnamento di Thich Nhat Hanh, è molto attiva sul territorio. Organizza incontri settimanali, giorni di consapevolezza e ritiri in molte città italiane.

WakeUp Italia è il movimento dei praticanti under-35. E’ un piacere aver a che fare con giovani così motivati e gioiosi, danno molta speranza per il nostro futuro.

Plum Village, il monastero in Francia dove Thich Nhat Hanh vive e insegna.

In Israele, la Community of Mindfulness in Israel offre ritiri e giorni di consapevolezza in inglese.

*Rosa Manauzzi (Latina, 1971) è scrittrice, giornalista pubblicista, studiosa appassionata di tecniche per il benessere e insegnante di qigong. Si occupa di letteratura e culture del mondo sotto una prospettiva sociologica e comparatistica, medicina naturale, ecologia, biodiversità culturale.
http://www.culturelibere.com
  http://www.qigongtaijicentre.com

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